​Libia – Due attacchi suicidi provocano nove morti e trentasette feriti

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Tripoli – La violenza torna a insanguinare il Libano, dove sabato scorso due attentatori suicidi si sono fatti esplodere in un caffè di Tripoli, nel quartiere di Jabal Mohsin, provocando nove morti e trentasette feriti nella comunità alawita, la confessione dell’islam sciita alla quale appartiene il presidente siriano Bashar Al Assad e che più volte è stata fatta bersaglio di attacchi tanto in Siria quanto appunto in Libano. L’azione terroristica è stata rivendicata dal Fronte Al Nusra. Il primo ministro, Tamam Salam, ha parlato di un nuovo tentativo di far precipitare il Paese nella guerra civile. Non è la prima volta che a Jabal Mohsin si registrano violenze. Il quartiere confina con quello di Bab Al Tabbaneh, a maggioranza sunnita. Da quando è cominciata la guerra civile nella vicina Siria, sono frequenti gli scoppi di violenza tra miliziani dei due quartieri, che a più riprese si sono affrontati con l’impiego di armi automatiche e a volte di lanciarazzi. Gli ultimi scontri avevano provocato almeno venti morti tra il marzo e l’aprile dello scorso anno. Nell’agosto del 2013, due attentati dinamitardi contro altrettante moschee sunnite affollate di fedeli avevano provocato cinquanta morti e centinaia di feriti.

Il Libano è il Paese dove le ripercussioni del conflitto siriano sono più pesanti, non solo per le contrapposizioni interne riguardo ai rapporti con Damasco che da decenni segnano la storia del Paese, ma in questa fase soprattutto per la questione dei rifugiati siriani. Oltre un milione di persone — dicono fonti internazionali — hanno varcato il confine nei quasi quattro anni di conflitto, aggiungendosi alle centinaia di migliaia di palestinesi a loro volta rifugiati in Libano e ai moltissimi sfollati interni.

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